Annibale ed i Celti Alpini

ANNIBALE
ed i
CELTI ALPINI

I Celti nel Piemonte nord occidentale
Le guide alpine

Un trattato storico sul passaggio di Annibale dalle Alpi Graie guidato dalle guide celtiche.
Analisi della realtà culturale dal Neolitico ai Celti nel Piemonte nord occidentale.

 

Quando Annibale decise la sua impresa bellica, sapeva e conosceva bene la realtà a cui sarebbe andato incontro poiché quello che stava programmando lo aveva fortemente voluto ed era sicuro dell’alleanza o dell’inimicizia dei popoli che avrebbe incontrato sulla sua strada. Noi, moderni, padroni del mondo e dello spazio, fatichiamo ad immaginare e comprendere che altre genti fossero intelligenti come noi ma vivessero in altri tempi; tempi in cui il benessere tecnologico moderno non esisteva e quindi, secondo noi, un’esistenza di privazioni, barbarie, ignoranza e priva dei confort così ricercati ed irrinunciabili nella nostra era. Noi li vediamo solo come esseri a noi inferiori, con usanze barbare, abitudini di vita inconcepibili per il nostro tempo.
Accettiamo i grandi uomini del passato, le loro gesta, la loro vita, senza ricordarci che quei grandi uomini hanno causato la morte di un altissimo numero di loro nemici solo per brama di potere. I migliori di loro si sono fermati davanti allo sterminio di intere civiltà, altri, i più grandi, i più studiati e conosciuti non si sono preoccupati se dopo il loro passaggio non rimanesse altro che il deserto. Giulio Cesare nell’assedio di Alesia lasciò morire di fame e sete le donne ed i bambini.
Annibale fu crudele, guercio per una ferita in battaglia, avido di ricchezze, come tutti gli altri condottieri e sleale verso i suoi stessi alleati. E’ricordato per quelle che sono le sue imprese guerresche, come Napoleone o Alessandro Magno. Fu un uomo senza amore, sposa Imilce, principessa iberica, da cui ha un bambino e che poi abbandona per il suo sogno di conquiste e vendette, ma noi lo studiamo come genio militare.
Annibale, colui capace di prevenire le mosse avversarie e lasciare dietro di sè uno sterminato cimitero, lo ricordiamo per la sua audacia e non badiamo se ha dormito sulla terra come i suoi soldati. Una differenza c’è però rispetto a Cesare o Napoleone, egli non ha lasciato monumenti che parlassero di sé, impegnato com’era a combattere non si fermò mai. Tutto quello che sappiamo è scritto su dei libri compilati da uno storico greco-romano che forse lo disprezzava ma che doveva riconoscere la sua grandezza come condottiero. Nel nostro caso, nel Piemonte nord occidentale, la presenza di abitanti sul territorio si perde nel tempo ed anche noi dobbiamo essere fieri dei nostri progenitori e mai pensare che solo in altre plaghe la vita abbia potuto essere vissuta con importanza e decoro. Questo libro, documentando il passaggio di Annibale dal colle Autaret, esalta la sua impresa che mai avrebbe potuto svolgersi senza l’aiuto determinante delle guide alpine galliche che comunque avevano vivissimo il sentimento primario della libertà, tanto da allearsi con colui che speravano avrebbe annientato i futuri colonizzatori delle loro Alpi. Non solo, ma intendiamo ricordare quelle genti contrapponendo e paragonando i nostri reperti storici con quelli che si trovano nei musei europei.
Le nostre genti erano importanti, siamo noi, oggi che non le conosciamo, non vogliamo conoscerle e pensiamo che mai siano esistite.

All’inizio di questo nostro studio riportiamo un testo delle Ab Urbe Condita di Tito Livio in cui ci dice che Belloveso ed Etitovio passarono per le montagne da un passo nelle Alpi Taurine e della Dora, la Dora Riparia, quindi dal Monginevro. Gli antichi ben conoscevano quei passi ed avvalora l’ipotesi che Annibale non passò da quelle montagne altrimenti anche Polibio avrebbe scritto ... dalle Alpi Taurine e nella valle della Dora... Inoltre quale grande impresa sarebbe mai stata attraversare le Alpi da un passo che tutti conoscevano? Da un passo dal quale già due eserciti (di cui noi siamo a conoscenza) erano passati molti decenni addietro? Un tracciato che avevano calcato i Biturigi, gli Arverni, i Senoni, gli Edui, gli Ambari, i Carnuti e gli Aulerci al seguito di Belloveso prima e l’esercito dei Cenomani comandati da Etitovio poi? Il passo del Monginevro, il Mons Matrona, si trova anche su quelli che sono conosciuti come i ‘Bicchieri di Vicarello’ dove la via descritta, la via Domizia, riporta le località, allora già esistenti, che questa via attraversava. Dopo Brigantium (Briançon) si saliva al Monginevro (il Druantium o Mons Matrona) si scendeva a Segusionem (Susa) e quindi si giungeva a Taurinis (Torino). Questa fondamentale arteria di transito fu adattata alle esigenze della Repubblica Romana, ad iniziare dal 121 a. C., un allargamento e consolidamento, secondo la tecnica romana, su di una via percorsa già da tempo immemorabile dalle popolazioni celtiche. Annibale quindi NON ha voluto passare da lì. Perché Annibale avrebbe dovuto percorrere questa strada e rivelare le sue mosse al nemico? Solo per scendere nella patria dei Taurini, nemici degli Insubri e quindi suoi nemici, tanto che distrusse la loro capitale Taurasia? Non solo ma avrebbe già dovuto ingaggiare battaglia, se non a Susa, sicuramente nella loro valle.
Percorreremo passo per passo la via che le sue guide, i Graioceli, gli tracciarono. Conosceremo i suoi alleati per breve tempo, i Segovellani, ed i suoi nemici che cercarono di depredarlo i Ceutroni, i Medulli e gli Allobrogi.
Ma più di tutti i Graioceli che gli furono da guida affinchè giungesse in Italia, per vie sconosciute, per combattere e vincere i loro comuni nemici, i Romani. La grande mostra del 1991, organizzata a Venezia dal titolo,’I Celti’, ha dimostrato come questi ‘barbari’ possedessero una cultura ed un’arte propria già nel V secolo a.C.
La colonizzazione romana non cambiò le tecniche artigiane ed agricole già in uso. Questo popolo aveva un proprio calendario, alfabeto, monete ed esercito e le grandi città del Nord Italia ed europee sono state fondate dai Celti. Il loro ruolo in Italia è stato per lungo tempo mal compreso e quasi cancellato. I difensori dell’eredità classica, hanno voluto solo vedere un’invasione di barbari che “fortunatamente” è stata respinta da Roma e non una civiltà molto estesa in Europa in contrapposizione alla conquista romana.
La loro resistenza a Roma fu un duello spaventoso fra due nazioni e costato decine e decine di migliaia di morti durato oltre quattro secoli. Una terribile guerra fatta di alleanze, tradimenti, e battaglie di cui poco sappiamo delle conseguenze sulle popolazioni o sul territorio. Un solo esempio : I Boi ne uscirono pressoché estinti.

Le teorie sul passaggio di Annibale sulle Alpi sono svariate ma hanno tutte una base comune, ognuno cerca di farlo passare dal suo villaggio giurando di avere i più svariati documenti o reperti che lo comprovino.
In questo studio storico lasciamo invece parlare i documenti scritti e sebbene potessimo anche noi basare la nostra teoria su reperti archeologici, non ce ne avvarremo anche perchè, al momento, sono dispersi su una nostra valle alpina, ma accenneremo solo quello che nel 1800 si disse su questo fatto. Partendo da Cartagena, l’impresa è seguita secondo la descrizione di Polibio. Qui sono descritte e documentate le vie che furono percorse dai soldati, dagli elefanti, dai carri passo a passo seguendo il testo dell’autore greco. Del viaggio di questa colonna militare dalla Spagna all’Italia se ne parlò e se ne parla tuttora tanti sono stati i lati oscuri che l’hanno caratterizzata. Anzitutto sconvolse i loro nemici, i Romani, che erano tranquilli e sicuri poichè le Alpi, per loro, non possedevano altri passi che quelli conosciuti del Monginevro e Clapier e che chiunque si fosse avventurato su di esse sarebbe morto disperso in una delle sue innumerevoli vallate cieche.
Non passò neppure dal Piccolo San Bernardo perchè, scendendo in Valle d’Aosta, sarebbe passato nella patria dei Salassi che, come hanno dimostrato nella Storia, si sono sempre difesi contro qualsiasi invasione.
Di questo passaggio salasso quindi gli storici ne avrebbero sicuramente parlato poichè, se non altro, Annibale sarebbe stato costretto a pagare un forte tributo per il transito.
Ed inoltre perchè mai avrebbe dovuto tornare indietro contro Torino, una città e dei nemici che erano molto marginali nel suo progetto. Ad oggi possiamo dire che sicuramente Annibale non seguì il percorso migliore e più semplice per valicarle ma che egli seguì quello per il quale lo condussero le sue guide galliche.
Il passaggio dal Colle Autaret fu il più diretto per la discesa sulla grande pianura ricca di benessere ed abitata da tanti popoli nemici di Roma, il più nascosto poichè ogni esercito aveva sempre superato le Alpi dalla patria Taurina, la Valle di Susa; il più devastante poichè gli alleati dei Romani, si trovarono soli a difendere se stessi e soccombettero.
Il libro è diviso in quattro settori distinti ma necessari per completare la visione d’insieme.

Il primo ed il secondo con la documentazione completa sulla via seguita da Annibale, il terzo i reperti sulla vita delle sue guide alpine e dei popoli che vivevano in quella parte del nord-ovest del Piemonte al suo tempo ed il quarto sulle popolazioni che abitavano le Alpi e prealpi nord occidentali prima della loro fusione col mondo celtico.
Sono ormai diversi anni che ci interessiamo della storia celtica nelle nostre vallate giungendo alla conclusione che, per vari motivi, quella parte di storia è ignorata ed ogni evento è datato ad iniziare dalla venuta dei Romani.
I Celti furono vinti tre volte, la prima dai Romani dopo quattrocento anni di guerre, la seconda dalla religione cristiana che sovrappose alle feste celtiche le sue ricorrenze religiose e le sue chiese o piloni su altari già celtici e la terza, in Italia, dal periodo fascista dove ogni avvenimento era solo e sempre riconducibile a Roma.
Bisogna però aggiungere una quarta sconfitta ed è l’ignorare la loro storia, e quindi le nostre origini, nella società contemporanea. I musei (del Piemonte) che li riguardano sono chiusi da molto tempo, i reperti ammucchiati nei depositi e mai visibili, o ancora, dei nuovi musei che dovrebbero essere destinati a collezionare dei reperti estremamente importanti ma mai costruiti.
E’ questo uno studio che evidenzia molti aspetti di quel tempo, proponendo un percorso dell’esercito punico che illumina i molti ‘perchè’ su quella vicenda ed anche sui suoi alleati, su quel popolo di Galli così sconosciuti e vilipesi dai loro stessi lontanissimi discendenti, quei discendenti che sono ben poco interessati alla storia dei loro antichi avi, ma molto più accondiscendenti verso gli antichi nemici ed invasori, i Romani.

 

Un ringraziamento per la collaborazione :
- Bibracte, musée et site archéologique - Mont Beuvray, Saint-Léger-sous-Beuvray- Francia
- Musée Saint-Raymond, musée d’Archéologie de Toulouse- Francia
- Latenium - Parco e Museo d’archeologia, Neuchâtel - Svizzera
- Museo Nazionale Etrusco - Rocca Albornoz - Viterbo - Italia

 

Per richiesta ulteriori informazioni:
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470 pagine illustrate a colori, formato 23 x 16 cm

Recensioni:

Cafasse 24/01/2022

Carissimi Sisto e Simone, terminata la lettura "impegnativa" del vostro testo "ANNIBALE ED I CELTI ALPINI", mi complimento con voi per l'opera che avete realizzato. Si tratta di una ricerca storica estremamente approfondita e puntuale sotto tutti i punti di vista: il costante riferimento ai testi storici antichi; la verifica sul campo fatta in prima persona corredata da una galleria fotografica a dir poco sorprendente; la ricerca certosina di testimonianze e reperti sia della nostra zona sia delle terre francesi. Al di là delle questioni storiche e tecniche, trapela un amore incondizionato da parte vostra, per le nostre terre, i nostri antenati, le nostre origini. Un tale lavoro, che immagino lungo e sudato, a mio avviso, non deve restare solo "qui", deve superare i confini del Piemonte per giungere nelle mani di altri ricercatori storici, affinchè possano usufruire di ciò che avete scoperto e documentato ed eventualmente ... correggere tesi sostenute da secoli. La Storia è anche questo. Ho letto sulla vostra rivista " VALLI DI LANZO TOURING", che vi siete già mossi in tal senso: copie del libro sono arrivate in Francia, in Svizzera, presso i più importanti musei archeologici italiani dai quali avete ricevuto apprezzamenti. 

Vi saluto con stima e affetto.

Daniela Giacometti